Questo beige l'ha incrociato per forza, almeno una volta. Un trench con la cintura, una fodera a quadri, un'eleganza molto british che attraversa i decenni senza cedere di un millimetro. Allora perché questo capo calamita tanti guardaroba? Per capirlo bisogna tornare a un commerciante di tessuti di 21 anni.
1856: un mercante di stoffe a Basingstoke
Thomas Burberry apre il suo primo negozio a Basingstoke, nell'Hampshire. Vende tessuti ai notabili della zona, poi negli anni Settanta dell'Ottocento allarga l'attività. La sua ossessione? Un tessuto che protegga dalla pioggia senza far sudare. Alla fine degli anni Settanta mette a punto il gabardine, un tessuto con armatura fitta che lascia passare l'aria e respinge l'acqua. Il brevetto arriva nel 1888.

Dal Tielocken al trench
Nel 1891 apre un negozio a Londra, in Haymarket; l'azienda diventa Burberry & Sons nel 1901. Nel 1912 brevetta il Tielocken, l'antenato del trench: un taglio lungo, chiuso da una semplice cintura. L'esercito britannico se ne ispira, e il trench coat entra nella quotidianità degli ufficiali durante la Prima guerra mondiale, con le spalline, i passanti di serraggio e gli anelli a D per agganciare l'equipaggiamento. Il motivo a quadri arriva invece nel 1924, all'inizio nascosto nella fodera.
Thomas Burberry muore nel 1926, dopo aver passato la mano ai figli nel 1917; la spinta si esaurisce. Il marchio vive di rendita, poi nel 1955 passa sotto il controllo del gruppo GUS.

La rinascita degli anni Novanta
Alla fine degli anni Novanta Burberry perde smalto. La ripresa passa da un cambio totale: nuova direzione, nuovi stilisti e una testimonial che fa discutere, Kate Moss, fotografata da Mario Testino. Il trench torna desiderabile, il check si mostra alla luce del sole. Burberry si quota alla Borsa di Londra nel 2002; nel 2005 GUS cede la sua partecipazione residua.

Oggi: il check, ancora e in un altro modo
Da allora la direzione creativa ha fatto il grande salto: Christopher Bailey, poi Riccardo Tisci, poi Daniel Lee, arrivato nel 2022, che rimette in primo piano il cavaliere a cavallo, un blu maison e una stampa a papere. Nel 2024 il nuovo amministratore delegato, Joshua Schulman, annuncia un riorientamento: meno silhouette concettuali, più trench e sciarpe in cachemire.

Indossarlo senza sembrare in maschera
Concretamente, come lo infila senza sembrare in cosplay? Un trench beige basta da solo: total look monocromatico nei toni beige, crema o cammello, oppure layering su un denim greggio e una felpa per spezzare il lato formale. La caduta conta più dell'etichetta: un taglio leggermente oversize sulle spalle invecchia meglio di un modello troppo aderente. E il check, messo come tocco — sciarpa, fodera in vista, cappellino — è sufficiente a firmare l'allure.

Quello che distingue un trench che dura dieci anni da uno che finisce in fondo all'armadio: il materiale (gabardine di cotone compatto, fodera traspirante), la solidità delle cuciture nei punti di tensione e la manutenzione. Un trench non si lava in lavatrice ogni mese. In pratica, si consiglia spesso spazzolatura e arieggiamento regolari, riservando il lavaggio a secco ai casi in cui serve davvero. Molti modelli recenti si riparano: bottoni, cintura, fodera. Si informi prima di ricomprare.
Quanto costa
Sui prezzi, meglio essere sinceri. In Italia un trench Burberry nuovo oggi si colloca indicativamente tra 2.000 e 3.000 €, a seconda della linea e del materiale. Per la sciarpa classica in cachemire si va invece sui 350-550 €. Questi ordini di grandezza si muovono con la collezione, la composizione (cotone, lana, misti) e il punto vendita: boutique ufficiale, grandi magazzini come La Rinascente, boutique in aeroporto. A questo livello di spesa la prova in boutique resta indispensabile, fosse solo per controllare la lunghezza della manica.
Se il budget è più stretto, il vero alleato è il second hand. Su Vestiaire Collective un trench Burberry usato parte spesso tra 300 e 900 €. Su Vinted cerchi inserzioni di vintage in ordine, tenendo presenti i rischi di contraffazione: chieda sempre foto nitide dell'etichetta interna e delle cuciture.
Quanto ai materiali, la scelta più credibile resta un cotone biologico la cui trasformazione tessile è certificata GOTS: lo standard disciplina la produzione e la tracciabilità della filiera, a partire da fibre biologiche certificate, non soltanto il prodotto finito. Altrimenti punti sul second hand, sulla riparazione in boutique o da una sartoria, e poi sulla rivendita o sulla donazione quando non lo indossa più. Difficile che un trench convenzionale sia neutro per il pianeta: meglio ammetterlo che nasconderlo.
E se davvero il budget non arriva, un trench di pronto moda generalista in cotone, taglio dritto, resta un compromesso onesto — gabardine meno fitto, durata spesso più breve.





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