Poco tempo fa una lettrice mi ha chiesto dove trovare una borsa che invecchi bene e che non sia quella che hanno tutte. Ho risposto Chloé senza pensarci due volte. Perché la maison centra due obiettivi che raramente vanno insieme: un'identità riconoscibile e una praticità vera nella vita di ogni giorno. Ecco perché resiste da più di settant'anni.

Il lusso portatile, un'idea nata nel 1952

Tutto comincia con Gaby Aghion e Jacques Lenoir. La loro scommessa? Una moda più libera dell'alta moda sartoriale, ma rifinita meglio del prêt-à-porter ordinario. Capi che si indossano davvero, firmati da un nome di donna. Il successo arriva presto, sostenuto da un guardaroba leggero e decisamente moderno.

Tavolo da atelier con campioni di seta e pelle, forbici e metro da sarto, luce naturale
Agli inizi, il lusso portatile prende forma a piccoli tocchi

Lei si chiede cosa è cambiato da allora? Il principio, in realtà, si è mosso poco. Chloé ha soprattutto imparato a fidarsi di stilisti molto diversi tra loro. Nel 1975 la maison lancia il suo primo profumo, proprio mentre i suoi capi cominciano a girare per il mondo.

Una maison passata per molte mani

Nel 1985 Chloé entra nel gruppo Richemont. Segue una successione di direzioni artistiche, ognuna figlia della propria epoca: Martine Sitbon fino al 1992, di nuovo Karl Lagerfeld fino alla fine degli anni 1990, poi Stella McCartney, arrivata a 25 anni con un'energia nuova. Nel 2001 prende il testimone Phoebe Philo, che era stata la sua assistente. Lascia pezzi ancora oggi molto cercati.

Da allora si sono alternati altri nomi: Clare Waight Keller, Natacha Ramsay-Levi, Gabriela Hearst e oggi Chemena Kamali, le cui prime collezioni hanno rimesso al centro il movimento e il pizzo. Non ho provato questi capi in boutique, glielo dico chiaramente: qui mi baso sulle sfilate e sulla stampa specializzata.

La borsa, l'ossessione della maison

Se Chloé eccelle in qualcosa, è nella pelletteria. La Paddington, arrivata nel 2005 con il suo maxi lucchetto, ha segnato un'intera generazione. Oggi la maison continua a esplorare pelli morbide, forme generose e manici che si portano davvero in spalla, anche con un cappotto invernale.

Mani che infilano portafoglio e borraccia in una borsa in pelle morbida, in una boutique luminosa
La prova con la borsa piena è il giudice migliore prima di adottarla

Prima di comprare una borsa di questa fascia, il mio consiglio: la svuoti, la riempia come fa sempre (portafoglio, borraccia, il peluche del più piccolo) e cammini dieci minuti in boutique. La prova con la borsa piena resta il giudice migliore: una borsa elegante ma troppo pesante finisce spesso in fondo all'armadio.

Il prêt-à-porter, sempre dalla parte della vita reale

Sul fronte guardaroba la ricetta non cambia: tessuti morbidi, tagli fluidi, un tocco di brio. Abiti in tweed con maniche a palloncino, salopette ampie, bluse ricamate, jeans larghi... È ancora attuale nel 2026? Sì, a patto di osare l'accostamento. La maison ha anche ottenuto la certificazione B Corp nel 2021.

Donna con abito in tweed strutturato e jeans larghi, borsa in pelle morbida, a passeggio per Parigi
Basta un pezzo forte per trasformare il guardaroba di tutti i giorni

Concretamente, come prendere spunto senza cambiare tutto? Scelga un pezzo forte, una borsa col lucchetto o un abito strutturato, e lasci sobrio il resto. Spesso basta per trasformare un outfit quotidiano. E Lei, quale pezzo Chloé ha ancora negli occhi?

Budget

A titolo indicativo, in Italia una borsa Chloé in pelle si colloca in una fascia ampia, da circa 700 a 2.500 euro; per il prêt-à-porter si va da circa 400 euro per una maglia o una blusa a circa 2.500 euro per un capo più strutturato. Il prezzo varia con modello, misura, materiale, collezione e canale d'acquisto: boutique monomarca, grande magazzino, sito ufficiale o rivendita secondaria. Per una borsa pensata per durare, metta nel conto anche la manutenzione della pelle.